In un mondo vessato dalla piaga della critica impegnata, un mondo nel quale non puoi permetterti di giudicare un film limitandoti a dire “non è bello” o un più soggettivo “a me non è piaciuto”, sono costretto pure io a usare, mio malgrado, qualche parola di troppo.

Gli amanti del cinema, in quanto tali, amano andare al cinema. E fin qui…

Gli amanti del cinema, amando andare al cinema, controllano spesso la programmazione delle sale a loro vicine. Sotto Natale accadono due cose, una positiva e una negativa: quella positiva è che “escono” tanti film. Quella negativa è che la maggior parte di quei film è di qualità mediocre, scadente, pessima e imbarazzante.

Gli amanti del cinema a questo punto, vanno in cortocircuito. Tra il desiderio di andare al cinema e la consapevolezza della lordura che si accontenteranno di vedere, il desiderio ovviamente vince sulla consapevolezza (ricordiamo che il primo gioca nelle fila dell’Irrazionale mentre la consapevolezza veste la maglia del Razionale, sfavorito in partenza). Il risultato è che ieri sono andato a vedere “Passengers”.

C’è di bello che le mie aspettative sono state confermate: dal trailer mi aspettavo un film pessimo e quello che ho visto è stato proprio un film pessimo.

Non racconterò la trama (la trovate qui). Dirò soltanto che per i primi dieci minuti sembrerebbe anche essere un film originale ma, d’un tratto, diventa una sorta di Cast Away, quindi, subito dopo,  ti aspetteresti di veder comparire la Bullock e Clooney direttamente dallo “space set” di Gravity. Successivamente il film vira decisamente verso altri lidi (e l’utilizzo di “virare”‘sembra azzeccato visto che di navi si tratta), cioè verso un Interstellar spogliato di Nolan, di McConaughey, della filosofia, della fosca colonna sonora e della filigrana  di  2001 Odissea nello Spazio che il film di Nolan aveva. Quel che rimane sono i sussulti in sala di noi uomini alla vista di un pezzo della pelle nuda di una poco espressiva Jennifer Lawrence (dimentichi forse, noi uomini sempre, di ben altre più plastiche e nudiste performance dell’attrice). 

E visto che in questo stesso mondo è anche impossibile scrivere una recensione senza dare qualche numero, anche io ne darò qualcuno.

Immaginando un ipotetico budget di 100, azzardo l’equa suddivisione:

  • 75 per Jennifer ‘specchietto per le allodole e quaglie’ Lawrence.
  • 15 per gli effetti speciali.
  • 5 per gli altri 3 attori che compaiono in tutto il film (tra i quali un Andy Garcia che fa la sua apparizione giusto mezzo secondo prima dei titoli di coda).
  • 4 per altro.
  • 1 per i diritti di “Like A Rolling Stone” del da poco premio nobel Bob Dylan.

Non ho nient’altro da dire se non un consiglio pratico: a meno che non siate davvero amanti del cinema, non andate a vederlo (avete capito bene).

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Dire chi si è l’ho sempre trovato un lavoro abbastanza arduo: il rischio è quello di riscrivere il proprio curriculum oppure di cadere nella vanità. Provo a evitare tutto ciò scrivendo in maniera del tutto casuale le prime cose che mi vengono in mente della mia vita.

Sono nato nel 1991, il 17 dicembre, giorno sfortunato. Da piccolo amavo stare ignudo, adesso lo desidero ardentemente. Sono cresciuto un po’ arrampicandomi sulle piante e un po’ cadendoci. Ho provato tanti sport. Alle scuole medie ho vinto per tutti e tre gli anni la corsa campestre (vanità). Sono brutto. Di tutti gli sport sono rimasto legato al calcio fino alla fine dell’adolescenza e oltre. Ho fumato molto e male. Poi ho smesso, sia con il calcio che con il fumo. Fino alle scuole superiori non ho detto parolacce. Fino al presente non ne dico in presenza dei miei genitori.

Sono un maschio alto 186 cm e peso 73 km. Capelli mossi e color castano, la barba da prima che andasse di moda, gli occhi verdi e ogni tanto marroni.

Camp counselor, ciclista della domenica, corridore improvvisato, nuotatore avvisato mezzo salvato. Corro anche in montagna ma in salita vado piano perchè faccio fatica e in discesa vado piano perchè ho paura. Mi piace la neve ma non so sciare. A chi mi chiede se sono vegano dico “no” e a chi mi chiede se sono vegetariano rispondo “ho ridotto la carne, elimiato i latticini, ma mangio il pesce e le uova”. Non rispondo mai “no” a due domande di fila.

Penso e rifletto molto sulla vita e le cose del mondo. Non mi piacciono le domeniche e i giorni di festa. Non mi arrabbio quasi mai e quando lo faccio non si direbbe. Sorrido spesso e volentieri. mi piace molto viaggiare ma non sono mai soddisfatto.

Mi piacciono le belle ragazze.

Fine.

 

Ps: dimostro la mia  umiltà scegliendo come foto una delle peggiori.Autosave-File vom d-lab2/3 der AgfaPhoto GmbH

 


Nella vita tendenzialmente mi piace variare: difficilmente faccio due volte un viaggio nello stesso luogo, mai affronto lo stesso identico  percorso quando vado a correre, è capitato raramente che rileggessi un libro più di una volta.

Strane cose però accadono quando si tratta di film e, da oggi, anche di serie televisive. Spesso mi capita di riguardare un film che mi è piaciuto anche 2 o 3 volte nel giro di qualche giorno: una volta da solo, una volta con i miei amici, una volta con mio fratello. È una cosa che mi piace e che mi dà la possibilità ogni volta di accorgermi di dettagli nuovi, riesco ad imparare a memoria alcune battute (c’ho conquistato una ragazza con ‘ste cagate). Poi, se il film piace, in un certo modo mi assale una sensazione di piacere, come se la riuscita del film fosse un po’ anche merito mio.

Mai però mi era capitato con le serie televisive! Le serie si sa, comportano uno sforzo fisico e mentale non indifferente e la quantità di ore che si è “costretti” a trascorrere davanti alla televisione è notevole. Essendo un “animale” che ama stare all’aperto, ogni ora trascorsa in casa deve avere valide motivazioni (la fornicazione per esempio è una di queste). Proprio per questo non sono -ahimè-  un assiduo fruitore di serie e non rientro quindi nella famiglia dei “seriaioli” (credo sia un mio neologismo che ricorda tanto un’altra parola che non ci va poi così distante).

Dato che sono poche  quelle che son riuscito a finire, provo a elencarle: The O.C., Scrubs, True Detective stagione 1, True Detective stagione 2, Twin Peaks, Breaking Bad, 22.11.63, Stranger Things.

Soltanto una però ho avuto la ventura di riguardare nel giro di due mesi. Non c’è forse bisogno che dica quale visto il titolo del post e la fotografia che lo apre.

Non voglio fingermi esperto e volteggiarmi in analisi che io stesso non capirei. Non voglio nemmeno scrivervi una sinossi che son sicuro trovere scritta meglio altrove. Proverò qui a dirvi i motivi che mi hanno spinto a ri investire 8 ore della mia vita in una serie che avevo già visto non troppo tempo prima e proverò a farlo non tanto bene (non mi piace dire troppo di me). Ecco qui:

  • È bella: per una volta nella vita fidatevi senza chiedere. 
  • Gaten Matarazzo: è uno dei bambini protagonisti della serie e mi fa morire dal ridere. Già dal nome a dire la verità. È affetto da disostosi cleidocranica che si traduce, tra le altre cose, in un  ritardato sviluppo della dentatura. In parole povere al buon Matarazzo mancano i denti davanti, le palette, rendendolo molto buffo.
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  • Millie Bobby Brown: nel film si chiama “Eleven” ed è tanto brava quanto “strana”.img_1565
  • La colonna sonora: senza svelare i titoli delle canzoni presenti basta dire che la serie è ambientata negli anni ’80.
  • È bella: per una volta fidatevi senza troppe motivazioni.

Quindi se ne avrete occasione guardatela, se non ne avrete occasione son sicuro che le vostre vite non cambieranno.

Matteo

Tenere un blog non è affatto cosa facile, soprattutto tenerlo aggiornato con cose interessanti (per gli altri, non per me). Certo è che lo stile di vita che uno conduce ha un peso specifico non indifferente: essere sempre in vacanza, per esempio, potrebbe essere un buon punto di partenza. La bellezza è un’altra condizione necessaria (ma non certo sufficiente). La ricchezza è spesso a garanzia delle altre due.

Ora: io non sono sempre in vacanza, non sono bello e nemmeno ricco. Devo per forza di cose (ri)partire da un’altra parte. E allora penso a cosa potrebbe piacere: cibo (un po’ in decadenza), animali (naa), sport. Si, di quello un po’ ne faccio. E a dire la verità anche qualche viaggetto (di solito uno l’anno). Tendenzialmente sono anche un amante e un assiduo frequentatore del cinema.  Insomma: in fin dei conti qualcosina da dire mi sembra di averla e, nel caso in cui non mi venga in mente nulla, una foto è sempre pronta per essere pubblicata, o un racconto, o una poesia. Certo lo scopo di questo blog era un altro ma non credo che nessuno si offenderà del cambio in corsa.

Negli ultimi tempi ho pubblicato qualche fotografia senza dare troppe spiegazioni, magari adesso mi piacerebbe allegare due parole, per spiegare, descrivere o raccontare.

Oggi è quasi il primo giorno dell’anno e i buoni propositi partono da qui.